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Mario Rossi sfida Gesù: “Adesso le regole le faccio io”

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Roma – “Gesù era un dittatore”. Parole dure che hanno urtato la suscettibilità della comunità cristiana di Roma. “All’inizio mi sembrava una brava persona solo un po’ troppo autoritaria. Bei gesti, belle orazioni ma, alla fine, decide tutto lui e a noi non resta che sottostare: è arrivato il momento di dire basta”. È questo l’attacco al vetriolo portato da Mario Rossi all’indirizzo della figura cardine del Cristianesimo: Gesù di Nazareth.

La comunità cristiana è tornata a prendere di nuovo le difese del proprio leader spirituale e contrattacca: “Fu tra le prime icone internazionali a portare la barba. Il fenomeno Moscardelli spopolava già duemila anni fa”. A scagliarsi contro Mario Rossi è toccato anche al Vescovo di Roma che anni fa dovette difendere prima Noè da accuse infamanti di zoofilia e poi Mosè, il quale avrebbe copiato il progetto di ingegneria idraulica che lo rese celebre: “Rossi sarà scomunicato: non tanto per la sua avversione a Gesù Cristo, quanto per quella orribile mania di portare camicie a mezza manica”.

Della famiglia Rossi, storicamente tra le più osservanti della città, Mario è la pecora nera. “Non è mai riuscito a superare il trauma della fetta biscottata con la marmellata che cade a terra dalla parte della confettura di albicocche”, afferma sua madre affranta. Vani i tentativi di creare una fetta biscottata che non riesca a completare la capriola in aria, nonostante si fosse avvalso anche dell’illustre parere di Tania Cagnotto, nota per i suoi fallimenti olimpici nelle gare di tuffo.

“Adesso le regole voglio scriverle io. Perciò mi faccio aiutare da un anziano volontario che con me condivide la sua avversione a Cristo. Joseph – che però preferisce farsi chiamare Benedetto – dimostra di saperla lunga. Non fosse per il suo marcato accento tedesco, sarebbe una persona adorabile”.



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